“ Hey Hey Lets do it again BabyLets Do it Boom Boom Imma make em go crazy We gotta do it again…”
Pitbull feat Lil Jon, Krazy, in Fast and Furious, 2009.
Nella mia vita ho sempre avuto culo… mi hanno ritirato la patente due volte a novembre e me l’hanno ridata a giugno… giusto in tempo per le vacanze. La “prima volta”, però, è come la “prima cotta”, non si scorda mai… Dopo essermi mollato con “quella di Gratosoglio”, ho condotto per un bel po’ una vita selvaggia e spericolata.Del resto, come dice il Liga, “Certe notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei. Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai…”. Una sera, con una trentina di ragazzi di Quarto, praticamente la “Crème” del quartiere, siamo andati in un cesso di ristorante di Solaro, dove abbiamo mangiato e bevuto di brutto. Dopo cena, salutata la banda, via… noi si va a “caccia” alle Rotonde di Garlasco dove girano un sacco di “farfalline” modello Belén. A las tres y medio de la noche, dopo cinque FrozenMargaritas, Massimino – un colosso veneto di un metro e ottantacinque per 90 Kg – dopo un alterco al bar (“che cazzo ti guardi”, “fatti i cazzi tuoi”) con tre avventori grandi, grossi e tatuati, attacca briga anche con i due bodyguards del locale che ci buttano – non senza ragione – fuori all’addiaccio.

Mentre ci cremiamo una siga mirando las estrellas in maniche di camicia con due belle “tope”, appena conosciute, messe giù da gara, escono dalla porta secondaria della disco i tre caballeros del bar che ci vedono e cominciano a “puntarci” minacciosi serrando le mascelle: “Minchia è ora” penso rassegnato, “stasera ci mancavano pure le mazzate”. I tre cinghios si avvicinano a passo spedito verso di noi, io spengo la sigaretta, guardo negli occhi Massimino, allontaniamo le ragazze e mentalmente ci dividiamo i compiti: a me, come al solito, tocca quello più grosso… Vado incontro sorridendo amichevolmente al tizio rasato con il tribale maori che sbuca dal collo della camicia. Cerco di individuare la traiettoria migliore per non lasciare il fianco scoperto, ma il “maranza” improvvisamente accelera e mi taglia la strada cercando di colpirmi con un diretto destro al volto. Istintivamente mi abbasso, paro il colpo e gli sparo in “controgolpe” un destro d’incontro stile Savate al setto nasale, prontamente doppiato da un gancio sinistro alla bocca dello stomaco. Il tizio frana a terra senza respiro, volgo lo sguardo verso Massimino e osservo una scena che ha dell’incredibile. Vicino alla nostra macchina e ai piedi del mio amico giace contorcendosi uno dei due tipi, abbattuto da una testata. Mentre mi avvicino con cautela, noto il terzo aggressore visibilmente spaventato indietreggiare sotto l’incalzante incedere del mio compare che, mulinando i pugni, si colpisce al volto da solo ripetutamente e con forza, alternando destro e sinistro, quasi fosse un punching-ball animato. “Massimo, ma che cazzo fai? Sei fuori? Andiamo via!!!” gli grido. Il richiamo sortisce l’effetto sperato. Il tizio si allontana correndo, Massimino la pianta con l’autolesionismo, io ritrovo, non senza difficoltà, le chiavi della macchina, carichiamo le tipe e ce la diamo a gambe, prima del ritorno degli zombies col tribale. Verso le cinque di mattina, “belli freschi e pettinati”, siamo fuori dal Borgo a sgommare sul piazzale della disco insieme ad un pappone albanese fatto come una biscia che, in un italiano stentato, dice frasi incomprensibili tipo “anch’io sgommare con Lamborgini!” Decidiamo finalmente di accompagnare le ragazze e tornare a casa ma, per quella sera, il fato ha disposto diversamente.
All’uscita della tangenziale, infatti, becchiamo la “Madama”. Una pattuglia della Polstrada ci fa segno di fermarci con la paletta. Accostiamo disinvolti, il “pulotto” si avvicina, mi fissa a lungo, mentre Massimino nasconde il volto tumefatto nel décolleté della “morosa”, e mi fa cenno di abbassare il finestrino della Golf : “Giovanotto, mi fa una soffiata nell’etilometro?” Dopo aver consegnato patente e libretto, tento inutilmente di invalidare, per ben cinque volte, il test ricorrendo ad una serie di trucchi da manuale on the road (iperventilazione, lingua in mezzo ai denti, ingestione surrettizia di quantità industriali di mentine e caramelle alla liquirizia). Dopo un’oretta di queste pratiche occulte, l’agente “occhio di lince”, un brachitipo con un pesante accento “noddico”, mi sgama e urla: “Ti ho visto! Esegui il test come Cristo comanda o ti porto in caserma e poi in ospedale per l’esame della Bamba!” Io lo fisso basito, sputo la men tina già succhiata e mi rivolgo all’amico Max: “Ma come cazzo parla questo? Sembra J-Ax… Tutte a me devono capitare… non è che qualcuno stasera mi ha fatto una macumba?” Il tasso alcolemico, ripetuto due volte, è di 1.55, tre volte superiore al limite: “cazzo, sono brillo come un camarillo… ma se ho bevuto solo due cocktails!!! Qué noche de mierda… Multa e sequestro della patente… meno male che fino a casa guida il mio socio…”

Stiamo percorrendo con la musica del Papeete a palla (sube el volumen!) e a velocità sostenuta via Varesina quando, ad un certo punto, quel pirla di Massimino si mette a limonare con la Giusy e, improvvisamente, perde il controllo della Golf GT. Dopo una serie di curve prese a 120 Km all’ora, ci imbattiamo in una rotonda, saliamo con due ruote sul marciapiede e, pim pum pam!, i cartelli stradali cominciano, improvvisamente, a volar via come birilli sulla pista da bowling… mi sembra di stare in un video gioco della Playstation tipo Grand Theft Auto…
La nostra folle corsa fast and furious termina, lasciandoci miracolosamente illesi, a pochi centimetri da un cancellata … una siepe ha attutito l’urto lasciando come ricordo sulla carrozzeria della macchina solo qualche ammaccatura e qualche graffio. È ora di insultare Massimino per la sua imperizia, scambiare qualche effusione con le tipe prima di riportarle a casa, farsi il bicchiere della staffa in qualche bar malfamato della zona e andare a nanna. Dopotutto, come dice la Rosy (no, non la mia ragazza… ma quella glamour di Via col vento) “domani è un altro giorno”.
Dave di Quarto

Maurizio De Filippis, laureato in Storia. Ha pubblicato vari articoli di storia della medicina, storia ospedaliera e della sanità. Tra i suoi lavori più recenti: I Camilliani a Pavia. Dal 1693 al servizio dei malati, CdG edizioni, 2019; San Giovanni in Conca: storie, leggende, curiosità in Nell’omonima via. I racconti del Drago Verde, Edizioni della Vigna, Arese (MI), 2017; Un viaggio lungo un secolo in Tra mezzanotte e l’alba, Edizioni della Vigna, Arese (MI), 2015; L’Ordine dei Ministri degli Infermi nella storia della Chiesa di Milano, Ares, Milano, 2010.
“Alcuni luoghi sono un enigma. Altri una spiegazione” cit.Fabrizio Caramagna

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