Nei ritagli di un tempo sospeso

Nei ritagli di un tempo sospeso (Milano Meravigliosa, 2022) di Ermanno Accardi. Prefazione di Rino Morales, postfazione di Maurizio De Filippis, foto di copertina di Andrea Cherchi, progetto grafico di Gianna Avenia. Pagine 180, prezzo Euro 16,00. Distribuito e promosso da Distribook. #milanomeravigliosa#neiritaglidiuntemposospeso#distribook#pandemia#emergenzacovid#italia#cina#italiani#giornalismo#informazione#virus#infodemia#vaccini#milano#lombardia#cambiamento#opportunitĂ 

Il nuovo libro di Ermanno Accardi

Quando Milano era da bere. I racconti della latteria

Nell’ambito di BookCity, (la kermesse editoriale in programma dal 17 al 21 novembre prossimi), l’agenzia di Relazioni Pubbliche milanese organizza un incontro con i cinque autori (Ermanno Accardi, Rino Morales, Maurizio De Filippis, Alberto Fumagalli e Domenico Megali) della piccola antologia edita da Milano Meravigliosa, che ci riporta agli anni del secondo boom economico del capoluogo lombardo.Prenotazione obbligatoria e Green Pass (info@whiteladypr.it)

C’è sempre tempo per un’infanzia felice

“Pioggia che cade, vita che scorre cani randagi, cammelli e re magi forse fa male eppure mi va di stare collegato, di vivere di un fiato, di stendermi sopra al burrone di guardare giù, la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare…” Jovanotti, Mi fido di te, Buon Sangue, 2005.    

The art of Davide Andreoli  Italian Rooster

Quarto Oggiaro. Solo a pronunciare questo nome affiorano alla mente innumerevoli ricordi legati all’infanzia. Luogo dove le famiglie provenienti da ogni parte d’Italia si trovavano a convivere come le etnie dei nostri giorni, con lingue, usanze e costumi differenti. Cortili con una quantità infinita di persone, che d’estate si trasformavano in arene nelle quali i gladiatori una volta avevano l’accento pugliese, poi calabrese, poi veneto… (di milanesi poca roba). Il caldo e il vino poi facevano il resto, erano come la miccia e la dinamite; bastava un niente per far scoccare la scintilla e far partire lo “spettacolo” gratuito che spesso finiva con una riappacificazione sotto tutela delle forze dell’ordine come fossero i caschi blu dell’ONU. E noi figli di quei luoghi ci trovavamo a respirare aria di semplicità fatta di giochi improvvisati e voglia di trasgredire, dando spazio alla fantasia per cercare di ingannare il tempo. Per esempio, quando ci si appostava a carnevale nei pressi della fermata della linea 57, e poco prima che le porte si richiudessero per consentire alla “corriera” di proseguire la sua corsa, lanciavamo le fialette puzzolenti al suo interno producendo un fuggi-fuggi generale degli ignari passeggeri alla fermata successiva. La linea 57 che terminava in Concilio Vaticano, nome che per noi non significava nulla se non “qualcosa” che aveva a che fare con la Chiesa ma non sapevamo bene cosa, e che quando ci recavamo li per scendere con le biciclette dalla discesa della cava ci sembrava di recarci in un altro paese.

O quando si andava all’interno dell’Istituto Farmacologico “Mario Negri”, noto a livello mondiale, ma soprattutto a noi per i suoi alberi di albicocche che venivano depredati ogni estate dei loro frutti con la speranza che non fossero oggetto di esperimenti. E l’Esselunga di via Traversi? Penso che durante l’inventario delle merci, i conti non sempre tornassero soprattutto alla voce “stecche di cioccolato”, prevedendo il futuro perché per noi i prezzi erano già allora “molto corti”. Ricordo anche tutte le sedi dei partiti politici ormai scomparsi (PCI, PSI, PSDI) dove mi recavo con mio nonno che di politica non sapeva granché ma in quanto a bianchini… Locali dove erano in uso le sputacchiere utilizzate regolarmente dagli avventori, che vista la mia età si trovavano ad altezza viso (che spettacolo!).

L’oratorio era il luogo dove ci si recava per interminabili partite a ping pong e calciobalilla nelle giornate piovose e dove al bar si consumava il castagnaccio che ti faceva tossire come un fumatore accanito. La gassosa si beveva con la stringa di liquirizia come cannuccia. Ma soprattutto acquistare tutta quella roba da bere e mangiare non sarebbe stato possibile se alla cassa non ci fosse stata la signora Matilde orba a tal punto da accettare come moneta i biglietti dell’autobus privati grossolanamente del loro timbro con una cancellazione approssimativa e il ridisegnamento della striscia arancione.

Questi sono solo alcuni dei momenti che riaffiorano alla mente, soprattutto quelli piacevoli legati all’infanzia. Ci sarebbero tanti altri racconti di malavita, droga, delinquenza che in quegli anni facevano parte della nostra vita quotidiana e che ci hanno insegnato a riconoscere oggi persone e situazioni. Ma preferisco lasciare un che di romantico a queste sensazioni, anche se di romantico c’era ben poco.

           Luigi Giura

  • l’introduzione al libro e lo stralcio del racconto di Luigi Giura intitolato “C’è sempre tempo per un’infanzia felice”, estratto dal libro “E non saprai mai se un ricordo”, pubblicato da Melquiades nel 2012. Il racconto è disponibile su https://www.amazon.it/saprai-ricordo-meglio-Quarto-Oggiaro/dp/8890266767
  • La citazione del titolo si deve a Mario Zucca, cabarettista, doppiatore, attore e autore teatrale italiano in “C’è sempre tempo per un’infanzia felice”.
  • Tutti i disegni e le foto dei tattoo provengono dal sito ufficiale Italian Rooster
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